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Herpes Genitalis: Italia no problem?
Nuovi dati presentati all’8° Congresso Mondiale sulle infezioni e patologie immunologiche in ambito ginecologico
- Secondo l’ISS, 10% della popolazione sessualmente attiva ne è colpita in Italia
- Nel mondo i dati OMS confermano che l’HG coinvolge 100 milioni di persone
- Nuovo farmaco antivirale per trattare una patologia nascosta
Milano, 28 novembre 2003 – Nonostante in Italia si verifichino ben 600 mila casi di herpes genitale e il 10% della popolazione sessualmente attiva sia contagiato dal virus, il numero di prescrizioni per trattamenti farmacologici contro questa infezione non supera le 70 mila unità.
E’ questo il dato fondamentale emerso oggi nell’incontro in cui è stato fatto il punto sui risultati dell’8° Congresso mondiale sulle infezioni e sulle patologie immunologiche in ostetricia e ginecologia, conclusosi pochi giorni fa Venezia.
“Si tratta di dati che devono far riflettere – ha detto il Prof.
Secondo Guaschino, Presidente del congresso e Direttore della Clinica Ginecologica Università di Trieste
– perché, se è vero che le malattie a trasmissione sessuale, come l’herpes genitale, per retaggio culturale sono spesso considerate con vergogna, oggi possono essere affrontate e curate con i nuovi antivirali, estremamente selettivi e quindi con una tollerabilità di gran lunga maggiore rispetto ai trattamenti utilizzati in passato. E’ sulla forbice che si apre tra casi stimati e quelli trattati che bisogna agire, con l’informazione sulla prevenzione e l’incoraggiamento a cercare l’aiuto del medico, l’unico che può garantire un intervento efficace e specifico”.
L’herpes genitale è una malattia scatenata dall’Herpes Simplex Virus (HSV). In realtà esistono due tipi di HSV: HSV1 causa principale dell’herpes labialis e HSV2 causa principale dell’HG.
L’herpes genitale, come l’herpes labiale, ha un andamento tipico: si presenta spesso con una manifestazione iniziale, chiamata infezione primaria, seguita da una o più recidive annuali, di numero e gravità variabile da persona a persona, intervallate da periodi senza sintomi (periodi di latenza). L’herpes genitale può colpire tutta la popolazione sessualmente attiva: le diagnosi, che vedevano prevalente il sesso maschile, registrano ora una crescita di casi tra la popolazione omosessuale e femminile, per un aumento delle richieste di visita specialistica.
La terapia dell’Herpes genitale si basa sull’assunzione orale di antivirali specifici, in grado di entrare nel DNA del virus e di bloccarne la replicazione e quindi l’infezione. I tempi di trattamento del primo episodio sono uguali per tutti i pazienti; possono invece variare i tempi e i dosaggi in virtù del numero delle recidive e della storia clinica del paziente.
“La tempestività nella cura dell’HG rimane un punto di assoluto rilievo.Tra gli antivirali orali disponibili, è famciclovir l’ultimo arrivato sul mercato italiano”
afferma il Dott. Marco Cusini, Responsabile del Centro Malattie a trasmissione sessuale, Clinica Dermatologica Ospedale Maggiore di Milano. “Si tratta di un profarmaco, il cui principio attivo (penciclovir) agisce selettivamente all’interno della cellula infetta. Questo meccanismo permette al farmaco di avere un’azione rapida e mirata nel bloccare la replicazione virale”.
La sua potenza inoltre è stata clinicamente provata misurando i dosaggi e i tempi di azione sui virus: infatti famciclovir mostra i risultati in tempi più brevi e a dosaggi inferiori a quelli richiesti degli altri antivirali, e con un’ottima tollerabilità anche per terapie di lungo termine.
L’Herpes genitale, dunque, è una malattia ad alta contagiosità. Il pericolo maggiore è rappresentato dai soggetti nei quali non si hanno manifestazioni importanti: si ritiene infatti che 7 volte su 10 la trasmissione della malattia avvenga in modo totalmente inconsapevole.
Il virus si trasmette più facilmente dall’uomo alla donna; vale a dire che, in un rapporto in cui l’uomo è portatore dell’infezione, la partner ha il 60% di probabilità di essere contagiata.
“Il sesso femminile è quindi un fattore di rischio non modificabile. Non modificabile è anche l’età: normalmente il picco di contagi si concentra attorno ai 40 anni, anche se nuovi dati spostano l’allarme contagio anche sui più giovani” sottolinea Guaschino. “Ben modificabile è il comportamento sessuale: a un maggior numero di partner, infatti, corrisponde un rischio più elevato di infezione”. Continua Guaschino
“Oggi, comunque, è possibile combattere il virus e la malattia: attraverso una diagnosi puntuale basata, oltre che sui criteri clinici e sull’anamnesi della persona, sui metodi di rilevazione in laboratorio e un’adeguata terapia”.
“Per questo motivo, il dialogo tra medico e paziente assume un ruolo essenziale,” sottolinea Cusini.
“È importante, infatti, far sapere che la terapia antivirale esiste e che garantisce ottimi risultati: riduce i sintomi dell’infezione primaria e delle recidive, ma soprattutto riduce la possibilità di contagio della malattia. Spesso prescrivere una terapia non basta, è necessario associare alla prescrizione un adeguato counselling comportamentale”.
Leader mondiale nell'area della Salute, Novartis opera nei settori farmaceutico e consumer health (prodotti farmaceutici per automedicazione e nutrizionali, farmaci generici, lenti a contatto e sistemi di disinfezione, specialità veterinarie). Nel 2002, il fatturato del Gruppo è stato di 20,9 miliardi di dollari e l’utile netto di 4,7 miliardi dollari. La società investe annualmente in Ricerca & Sviluppo circa 2,8 miliardi di dollari. Con sede a Basilea, Novartis ha oltre 78.200 collaboratori, in più di 140 Paesi.
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Focus su famciclovir (Famvir®): meccanismo di azione ad alta efficacia e tollerabilità
Delle tre molecole in uso nella terapia dell’HG primario e delle recidive, famciclovir è, come è stato già accennato, la più recente.
Il farmaco arriva nella cellula infetta (che contiene cioè il virus) come profarmaco: all’interno della cellula, grazie all’azione dell’enzima timidina-chinasi, famciclovir viene subito trasformato (entro un minuto) nella molecola attiva, penciclovir trifosfato che è il principio dell’antivirale effettivamente attivo, il penciclovir.
Il farmaco attivato nella cellula riesce ad ‘ingannare’ il virus, ad inserirsi nel suo DNA, bloccandone la duplicazione e impedendo quindi la replicazione del virus e l’avanzamento dell’infezione.
Questo avviene solo all’interno delle cellule infettate, nelle cellule sane il penciclovir entra ed esce senza nessun tipo di attività (perché non essendoci la timidina-chinasi, l’enzima attivo solo quando c’è il virus nella cellula, famciclovir rimane nella sua ‘corazza’ di profarmaco e non viene quindi trasformato).
Oltre che per la sua selettività, famciclovir si distingue anche per la sua alta biodisponibilità (cioè la capacità di avere un’azione prolungata), che è del 77%, di gran lunga superiore a quella degli antivirali già menzionati: infatti, entrando selettivamente nella cellula infetta, famciclovir viene attivato in 1 solo minuto (vs aciclovir dopo 45 minuti), mantenendo alti i livelli di concentrazione per lungo tempo (20 ore vs. 1 ora per aciclovir), e questo ne permette un’azione rapida e prolungata.
Per tali caratteristiche, l’azione di famciclovir si rivela veloce e potente. I suoi dosaggi sono infatti sempre inferiori a quelli richiesti dagli altri antivirali menzionati; nella terapia soppressiva continuativa addirittura dimezzati. Nell’HG primario, famciclovir abbrevia la scomparsa della sintomatologia di circa 5 giorni (vs aciclovir 8/13 giorni) e lo shedding virale (contagiosità) del 50%. Se utilizzato nella terapia soppressiva periodica, famciclovir porta la guarigione delle lesioni mediamente in 2,5 giorni . Nella terapia soppressiva continua (12 mesi di terapia), famciclovir ha dimostrato di mantenere il 73% dei pazienti libero da recidive vs. il 47% dei soggetti in terapia con aciclovir. In quest’ultimo tipo di terapia, inoltre, allunga il periodo libero da recidive (336 gg vs. 274 di aciclovir).
Famciclovir (nome commerciale Famvir®) ha un ampio spettro di azione e, oltre ad avere le indicazioni per l’HG, ha dimostrato un’ampia efficacia per il trattamento dell’infezione da herpes zoster virus, più comunemente conosciuta come fuoco di Sant’Antonio, una patologia molto dolorosa e severa, con forti sindromi neurologiche.
Il principio attivo penciclovir è anche disponibile in crema (nome commerciale Vectavir®) per il trattamento dell’herpes labialis: la crema penetra rapidamente nelle cellule, rimanendo per lungo tempo nella cellula infetta (emivita di 10-12 ore, più del doppio rispetto ad altri antivirali). Ciò permette al farmaco di combattere più a lungo il virus, il dolore provocato dalla lesione erpetica e la sua estensione, anche nei casi di trattamento tardivo, quando cioè sono già comparse le bolle. Anche nella cura dell’herpes labialis, penciclovir ha dimostrato un’ottima tollerabilità senza comparsa di irritazioni locali e grazie alla sua alta efficacia il trattamento si completa in 4 giorni (contro 8-10 giorni con
aciclovir).
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