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Fine anno: 
tempo di bilanci e di domande.
(Ma,se non hai risposte,non cercarle qui!)

Fine anno: tempo di bilanci e di domande. 
Recita l'adagio popolare: "Anno nuovo, vita nuova!" 
Sì, ma quale vita? La risposta non è facile e il guaio è che io non ce l'ho! Pochi giorni fa riflettevo su quale fosse il termine più idoneo per descrivere lo stato d'animo che si percepisce oggi nella gente. Forse si dovrebbe parlare di "sconcerto", "incredulità", "sfiducia" oppure "scetticismo" o "mancanza di progettualità". Mi suggerivo anche il becero: "incazzatura". Secondo me, "stupore", "disorientamento", "inquietudine" e "smarrimento" sono il mix di sentimenti che caratterizzano il nostro vivere dopo l'11 settembre 2001. 
Infatti pongono l'accento sull'ulteriore sensazione di carenza di sistemi di riferimento che abbiamo percepito e di cui ci siamo sentiti poi orfani. Sono crollate le torri; insieme sono cadute migliaia di vite e dissolte le nostre presunzioni di effimere certezze. 
Noi siamo rimasti, apparentemente indifesi, contro nemici, dichiarati invisibili e contemporaneamente bersagli di batteri dal nome dissepolto dai libri di storia della microbiologia (antrace). Strano anno il 2001. 
Dopo le attese per il primo "vero anno" del nuovo millennio, abbiamo fatto finta di dichiararci, ma senza crederci troppo: "siamo tutti americani". Presto siamo "implosi" però nel nostro egocentrismo e abbiamo così, di fatto, la percezione di solitudine. Questo scoramento non è cosa nuova. Forse, non a caso, viene proposto in questi tempi ai bambini "Atlantis", un nuovo cartoon disneyano. Atlantide è un mito e una metafora che riguarda la concezione dei cicli storici. L'idea di tutte le "atlantidi" si ritrova nei Dialoghi di Platone, il Timeo in particolare. Se tante sono state però le "atlantidi" della storia, la metafora sottesa riguarda la caducità dell'umana grandezza, periodicamente inghiottita dalle acque, dai deserti o dai vulcani ma poi anche dalla violenza umana. 
Prima che tutto ricominci di nuovo. Forse Atlantide "è un collage di tanti elementi leggendari e no, nei quali si realizza il mito di Sisifo, dell'uomo che, raggiunta la cima, deve ricominciare daccapo perché il masso, come gli imperi, rotola a valle", come sostiene l'archeologo Manfredi. Lascio ad altri, più versati e più bravi, il commento sulla fine del primo anno del nuovo millennio e su quali nuovi "ricorsi storici" si possano attendere. Per non smentire il rifugio nel privato, mi limito a far partecipi i lettori di un breve scritto che ho indirizzato in autunno a mia figlia in occasione della sua iscrizione alla facoltà di medicina, quale piccolo contributo alla necessità umana di ricercare sempre la speranza, come mi ricordava un sacerdote. 
Auguro a lei e a tutti voi positività e fiducia nel futuro.
M.B.

Cara Ilaria,
sono consapevole che il pensiero di Norberto Bobbio, ("una via alla conoscenza esiste ma dobbiamo trovarla da soli") è proprio "vero". Non ho saputo però rinunciare ad annoiarTi anche quest'anno con il tentativo di trasmetterTi un mio "stradario" fatto con teorie e citazioni. E poiché, ancora recentemente, hai raggiunto anche l'obiettivo dell'iscrizione a "Medicina" il profluvio di idee per me è stato incontenibile, così come lo sono state le mie emozioni. Ti propongo, per iniziare, tre "accessori da viaggio" per un futuro medico.

  • Ricordati che la "parentela" della conoscenza è complessa. Nella sua genetica c'è sempre da un po' d'intelligenza che, come è noto, ha per madre la curiosità e per padre il dubbio. Il nutrimento lo trova anche in un ascendente utilissimo: l'errore! Ma c'è anche il cugino" ipodotato intellettualmente": si chiama "sbaglio". Di lui bisogna diffidare perché, contrariamente all'errore (che deriva da errare ed è espressione del sano dubbio di non sapere che strada prendere), è il fenotipo della superficialità e spesso della negligenza. L'albero genealogico ha anche rami cadetti. Saranno per Te piacevoli sorprese. E se ti troverai ad essere assolutamente sicura di Te, prima di procedere oltre fermati e leggi le parole del Prof. Ponti quando ci rivolge l'invito ad "ispirare il nostro pensiero più alla ragione che alla ideologia" Sempre!
  • Non so poi se abbia ragione Dawkins a proposito dell'esistenza di un "gene egoista" né, grazie al "miele del piacere della sessualità",su quale pentagramma ci stia facendo "danzare" il nostro D.N.A. So che questa molecola, anche se "acida", è l'espressione della vita. Evento quest'ultimo che, solo pochi decenni or sono, veniva ancora definito "termodinamicamente improbabile", ma tant'è è talmente certo per me che sei nata Tu !
  • A proposito di che cosa sia l'essere umano, vorrei ricordarTi Pascal quando diceva: "L'uomo non è che una canna, la più debole di tutta la natura; ma è una canna che pensa. Non occorre che l'universo intero si armi per schiacciarlo; un soffio d'aria, una goccia d'acqua basta per ucciderlo. [...] Tutta la nostra dignità consiste dunque nel pensiero. A ciò noi dobbiamo richiamarci e non allo spazio e alla durata che non sapremmo colmare. Sforziamoci dunque di ben pensare: ecco il principio della morale." ( Pensées, VI, 347).

Una cosa è certa. Mia nonna (tua bisnonna), alla quale nessuno ha pensato di conferire un premio Nobel, aveva però tanto buon senso da insegnarci. Lei diceva semplicemente: "se devi fare una cosa tanto vale farla bene". E poiché, statisticamente, ogni due ovuli fecondati uno solo arriva a termine della gestazione, noi evidentemente rappresentiamo gli eletti del caso (50 % di probabilità!) a cui è toccato in sorte di vivere. Dunque tanto vale vivere e far le cose per bene! Così come Tu supererai i Tuoi esami e non … come è stata scritta questa pagina, dirai Tu.

Buon anno e ... "In bocca al lupo!"
Tuo <<Pà>>.

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