
La Sessualità maschile: storia, cultura
e medicina
Alessandro Natali - Marcello Perrotta
Editore: Del Porto
Presentazione
Agile
e piacevole volumetto in cui gli Autori affrontano un argomento
ancora considerato tabù: la sessualità maschile. Questo
tema è trattato ponendo l'organo genitale maschile "il pene"
al centro della narrazione e ruotandovi intorno a 360 gradi.
Troverete infatti un'informazione scientificamente corretta
sull'anatomia,la fisiologia, i disturbi che possono affliggere
quest'organo, nonchè le terapie per guarirlo, ma anche un
completo ed esaustivo excursus su come "il pene" è stato
posizionato nei secoli in vari campi dello scibile umano:
l'antropologia, la psicologia, la letteratura, la storia,
la cultura popolare, la religione, il cinema. Inoltre vi
sono due capitoli riguardanti il pene nel transessualismo
e nell'omosessualità che danno un taglio sicuramente più
completo all'opera. E' quindi una divertente ed istruttiva
lettura che vi apprestate a fare procurandovi questo libro.
Indice:
- Il pene nell'embriologia
- Il pene nell'anatomia
- Il pene nella fisiologia
- Il pene nell'epidemiologia
- Il pene nella patologia
- Il pene nella diagnostica
- Il pene nella terapia
- Il pene nel transessualismo
- Il pene nell'antropologia
- Il pene in psicologia, psichiatria e psicoanalisi
- Omosessualità: l'identità, il corpo, il
pene
- Il pene nella cultura popolare
- Il pene nella letteratura
- Il pene nella religione
- Pene e crudeltà
- Il pene nel cinema
“C’è forse qualcuno con cui si parli meno di quanto si faccia
con la propria moglie?”.
L’aforisma pare venga attribuito addirittura a Socrate,
anche se molte donne lo sottoscriverebbero ancora oggi.
Ma c’è qualcosa di cui si parli (da sempre)
più a sproposito di quanto si faccia con il pene?
Un linguista, Tullio De Mauro, ha persino quantificato il
fenomeno. L’organo genitale, nelle sua versione semantica
meno dotta (che non è proprio il caso di proporre anche
in questa sede) viene citato nel linguaggio quotidiano ben
trentanove volte ogni diecimila parole. Neppure il lemma
“mamma” vanta questo primato! Eppure, quando si
tratta di parlarne con il medico (ma addirittura anche fra
i sanitari stessi), ecco che gli occhi dell’interlocutore
si abbassano e talvolta …manca la parola. Si ode così proferire
il repertorio di frasi dell’infanzia con riferimenti a improbabili
verdure o a innocenti frutti (che di peccaminoso non hanno
proprio nulla se non la vaga morfologia fallomorfa). Insomma,
una volta superato il turpiloquio, “l’organo” si
ritrova fra la morsa dell’ineffabilità e quella dell’eufemismo;
ma sempre fra i guanciali dell’ipocrisia.
Anche Ippocrate si era occupato delle malattie della verga,
ma da quando il fallo è stato definito (con arguta metafora)
“l’agricoltore della natura” (Rabelais),
pare che l’umano vomere fecondatore sia stato più
oggetto di ostensione che di studi. Il “vir” ha
virato dunque al largo. Per millenni l’uomo non ha messo
in discussione il simbolo su cui ha fondato il
proprio potere. E neppure la scienza si è data un gran da
fare se pensiamo che l’andrologia (non solo in Italia) è
stata una fra le specialità Cenerentola grazie alla sua
tarda epifania solo al crepuscolo del ‘900.
Quando poi si è trattato di capirne di più,l’uomo copernicano
ha pensato bene di cercarne l’essenza sezionando l’organo
con micrometrica precisione. Ne sono nati possenti atlanti
di microscopia elettronica ed a scansione nonché dotti modelli
matematici della fisiologia e della miracolosa dinamica
dei fluidi che spiegavano così il mistero dell’erezione.
Sul fatto che poi sarebbe bastata un po’ di chimica, colorata
come un puffo azzurro, per ritrovare l’amico perduto,
basta guardare (con il dovuto disincanto) ancora oggi i
cartelloni pubblicitari. Spesso però ci si è così dimenticati
della rappresentazione mentale che di quell’apparato
ne aveva il suo maschio possessore. Insomma, come già avvenuto
in altre discipline mediche, si è studiata la funzione,
la malattia dimenticando per strada l’uomo e l’ammalato.
Il libro che avete in mano è fonte di informazioni interessanti,curiose
ed accattivanti ma soprattutto induce a pensare e a riflettere.
Gli Autori del saggio, con intelligente e olistica visione,
propongono un’integrazione dei saperi che la nostra dicotomica
e cartesiana cultura ha invece spesso contrapposto. La grande
professionalità ed esperienza di Marcello Perrotta
traspare qui in pagine argute, colte e di scorrevolissima
lettura. Lui ci regala un excursus antropologico,psicologico
con riferimenti persino alla cultura cinematografica. Gli
anni di ricerca e di intenso lavoro clinico di Alessandro
Natali trovano la loro magistrale sintesi in queste
pagine in cui ci offre una visione attenta e dettagliata
dello stato dell’arte sul sapere scientifico dell’eterno
“mito di Priapo”.
Se è vero che abbiamo davvero imparato qualcosa solo quando
dimentichiamo di conoscerla, penso sia giunto il momento
di saperne di più delle nostre “vergogne”
per poi, giustamente, obliare e ….lasciare che tutto avvenga
naturalmente.
Un grazie agli Autori per quanto mi hanno insegnato.
Maurizio Bossi